
La speleologia per grandi e piccini. Le grotte delle Apuane
(Linda Griva, Marco Balestri, Marco Frati. Marco Marando, ilustrazioni di Consuelo Zatta)
In epoca lontanissima, quando non c’erano ancora le montagne, qui da noi esisteva un mare molto grande e poco profondo, anzi un golfo che abbracciava tutto il Mediterraneo, che si chiamava Tetide. Con il passare dei secoli e dei millenni, il fondale di questo mare venne riempito di conchiglie e gusci (sedimenti marini); altri materiali trasportati dall’acqua (sedimenti fluviali) si depositarono sul fondo del mare sovrapponendosi e compattandosi gli uni sugli altri come a formare una sorta di millefoglie! Per milioni di anni tutto rimase così, immobile…
Ma un giorno le cose hanno cominciato a cambiare: i continenti dell’Africa e dell’Eurasia hanno iniziato a fare a spallate, e spingi oggi, spingi domani, sono emerse dalla superficie del mare le rocce che giacevano in profondità. In questo modo, a causa delle masse rocciose che si elevavano, sono nate le montagne come le Alpi, l’Himalaya e, qui vicino a noi, le Apuane.
Ci accompagnano in questa avventura:
- Cinzia, “Guida Parco delle Alpi Apuane”, è una ragazza molto speciale. Ha i capelli che cambiano colore quando cambia il tempo e sa parlare con i pipistrelli, le volpi, e i ricci!
- Nerone, un pipistrello gentile e affettuoso. Gli piacciono gli esseri umani, il buio e le belle storie. Non gli piacciono i rimproveri, le gabbie, i film di paura.
- Mario, Marcella e Sandra, tre studenti molto curiosi che condividono l'interesse per i fumetti e l'amore per la natura.
- Filippo Antrozzi, esperto in antropologia e lettore accanito. Una volta Cinzia e Nerone lo hanno sorpreso a leggere ben cinque libri contemporaneamente!
- Iacopo, speleologo, con una passione sfrenata per i gelati al gusto di pistacchio e banana!
- Olimpia Girimbaldi, paleontologa. Quando non si dedica alla sua materia va a caccia di sassi di fiume. Ad oggi la sua collezione conta più di 215 esemplari.
Il Gracchio Corallino, simbolo del Parco delle Alpi Apuane, ha un inconfondibile becco rosso. Questo uccello nidifica all'ingresso dei profondi pozzi sulle pendici delle Apuane. Si è nascosto in una pagina di questo libro e solo osservando con attenzione tutti i disegni riuscirete a trovarlo...
Segnalazione d'onore per la sezione "Miglior libro per l'infanzia" Premio Nazionale Alpi Apuane 2013
Introduzione di Alessandro Volpi
Scrivere libri per ragazzi è decisamente difficile. Quando i grandi autori ci hanno provato, spesso hanno dato corpo a narrazioni che raramente i giovani lettori sono stati in grado di apprezzare. Se poi la scrittura intende assumere caratteri divulgativi, il risultato da raggiungere è ancora più ostico. Scrivere un bel libro che i ragazzi possano gustare e comprendere è dunque una delle imprese più ardue da tentare.
La squadra composta da Marco Marando, Linda Griva, Marco Balestri e Marco Frati è però abituata alle scalate più impervie o come in questo caso alle discese più ardite e ha dimostrato, ancora una volta, la capacità di raccontare con un linguaggio semplice fenomeni e processi complessi; una semplicità ed una chiarezza tali da affascinare, oltre ai giovani, anche curiosi lettori più attempati. Alla base di questa felice narrazione si pongono alcuni elementi chiave. Il primo è costituito dalla passione; Marando, Griva, Balestri e Frati sono accomunati da un grande amore per i luoghi che descrivono, li trattano con la cura dovuta a beni preziosi e fragili, li raffigurano con il massimo rispetto e con una devozione estrema. Il secondo è rintracciabile nella evidente competenza e nella profonda conoscenza della materia affrontata.
Non si può essere divulgatori, se non si padroneggiano in pieno e con disinvoltura i temi affrontati. In questo ambito specifico, la competenza si compone dell’esperienza diretta, sul campo, unita a una preparazione maturata grazie alle più svariate letture, dalle guide, ai romanzi, ai trattati scientifici dove al centro si pongono la montagna, le grotte, gli anfratti e altri siti analoghi. Il terzo elemento, forse il più importante, consiste nel saper trasformare il geotritone, le concrezioni sottili, i reperti paleontologici, i sifoni nei contenuti di un racconto che fa venire la voglia di prendere il sacco a pelo e di rischiare qualche storta alla caviglia pur di vivere un’esperienza decisamente attraente.
Percorrere le grotte narrate diventa quasi la trama di un percorso segreto e affascinante che, del resto, gli autori hanno sapientemente tradotto in un vero e proprio gioco a chiusura del volume stesso. Attraverso un libro siffatto è più facile avvicinarsi alla montagna, capire quanto sia importante conoscerne gli infiniti aspetti che la compongono e saper rispettare il complesso ecosistema che la circonda. In questo senso la divertente pedagogia riesce a facilitare il formarsi di un sentimento collettivo molto significativo che restituisce una dimensione rasserenata del rapporto con la natura. E poi si tratta di un libro molto bello anche come oggetto, bei colori, belle illustrazioni, preparate da Consuelo Zatta, bel formato e bella copertina.La descrizione delle grotte e del “ventre” delle montagne era uno degli oggetti più cari alle riviste scientifiche di metà ottocento che accompagnavano i saggi dei più noti scienziati con suggestive illustrazioni, magari usando l’arte litografica per irretire i difficili lettori. Così avveniva ad esempio in Toscana per il “Giornale Agrario Toscano”,
redatto da figure di primo piano come Cosimo Ridolfi, Lapo de Ricci e Raffaello Lambruschini; tre studiosi che attraversavano le terre del granducato, compiendo “gite” per visitare e descrivere le bellezze e le utilità delle campagne e delle montagne. I nostri autori presentano molti aspetti in comune con quel mondo, a partire appunto dall’amore dei luoghi e dalla competenza posseduta.
Alessandro Volpi