copertina i gesti della montagna

I gesti della montagna, i gesti dell’uomo. Come avvicinarsi alle Alpi Apuane, in sicurezza
“Montagna assassina!” quante volte abbiamo letto questo titolo sui quotidiani all’indomani di una tragedia. Ma è veramente colpa della montagna se alcune vite vengono spezzate all’improvviso, mentre sono dedite al loro passatempo preferito? 
Abbiamo cercato di dare risposta a questa domanda coinvolgendo innanzi tutto i familiari o gli amici di alcune vittime; ci siamo poi rivolti agli esperti: alpinisti, guide ambientali, membri del Soccorso Alpino, nel tentativo di sviscerare il tema dell’approccio alla montagna, degli errati comportamenti e delle diverse cause di incidenti. Sono tanti i consigli, le annotazioni, le riflessioni che vanno a comporre un vademecum estremamente utile per tutti gli appassionati delle alte quote e soprattutto delle Alpi Apuane; un gruppo montuoso articolato e complesso, che viene spesso sottovalutato perché è posto vicino al mare e perché le cime non oltrepassano i 2000 metri. Ma è proprio questo mix a renderlo unico, sia in termini di bellezza che di pericolosità, specialmente in inverno, perché in condizioni particolari la neve si trasforma ad una tale velocità che diventa difficile saperla interpretare.   
Dalle interviste emergono tantissime storie che s’intrecciano all’entusiasmante storia del Soccorso. All’inizio sono i cavatori, le guide e i portatori ad accorrere in aiuto degli alpinisti, che in pratica facevano dell’autosoccorso: per anni gli interventi sono delle vere e proprie gare di solidarietà, attivate con tanta buona volontà e metodi pionieristici. Occorre quasi mezzo secolo per raggiungere gli elevati ed attuali livelli di professionalità; un traguardo che è stato reso possibile grazie alla progressiva comparsa di nuove tecniche e di alcune innovazioni epocali, come l’uso della radio e dell’elicottero.
Una volta andava in montagna chi ci viveva e quindi si spostava liberamente quasi ad occhi chiusi, senza bisogno delle carte. Oggi, soprattutto nei fine settimana, c’è un maggiore afflusso di persone, che vengono sempre più spesso da lontano, ma senza una conoscenza approfondita del territorio e dell’estrema variabilità meteorologica locale: questa è la prima causa degli incidenti, l’elemento su cui si deve riflettere.
Ma allora, c’è ancora spazio per ricollocare i gesti  dell’uomo in una dimensione adeguata alle mete da raggiungere?
Noi auspichiamo di sì, investendo sulle nuove leve già in età scolare e al tempo stesso sperando che esse trasmettano ai loro genitori il gusto per passatempi antichi.
Solo così il tempo potrà recuperare il suo “passo” più naturale e tornare a scandire la vita dell’uomo: in ogni luogo e in ogni ambito, ovviamente ... in sicurezza.