.jpg)
Conclusioni dell'autore
Ho cercato di ricostruire e raccontare la figura di Francesco Mussi, apicoltore massese che si è conquistato la meritata notorietà direttamente sul campo, una storia d’amore e complicità con le sue api, che aveva imparato ad ascoltare quando, diventato quasi cieco, non aveva alcun modo di osservarne i movimenti e accogliere eventuali richieste di soccorso se qualcosa all’interno dell’arnia non funzionava.
Dal regalo delle arnie di suo zio Guido, passo dopo passo in oltre settant’anni di attività ha sviluppato con osservazioni continue una conoscenza quasi enciclopedica divenendo esperto in ogni settore apicolo. Spero di essere riuscito nell’intento, ma sono fiducioso che in futuro altri autori possano integrare o approfondire quanto ho scritto, oppure proporre una lettura diversa dalla mia e dare alle stampe un nuovo volume su Francesco Mussi. Credo che lui stesso apprezzerebbe questo ulteriore lavoro e sarebbe orgoglioso di ogni altro doveroso contributo in suo onore.
Come imparare a fare l'apicoltore
Dalla viva voce di Francesco Mussi i consigli a un allievo desideroso di fare l’apicoltore. L’approccio che Francesco predilige è l’osservazione e non disdegna richiami direi poetici, come la metafora della lievitazione del pane paragonata alla crescita della covata.
“Per imparare a fare l’apicoltore puoi farmi tante domande, ma quando si arriva alla fine non hai capito niente. Bisogna fare sì lunghe chiacchierate, però serve l’occhio, bisogna vedere, partire al tempo giusto; le api cominciano a svilupparsi alla fine dell’inverno, che può essere la metà di febbraio, i primi di Marzo, a seconda del clima. Se nevica fino a marzo il polline non lo trovano e senza non possono cominciare a svilupparsi; per crescere serve il polline perché il nettare (sotto forma di miele) ce l’hanno dentro l’alveare, se lo mangiano durante l’inverno per sostenersi.
Quindi, per fare un corso di apicoltura passo dopo passo bisogna partire da quando le api cominciano a muoversi intorno all’alveare: le vedi uscire, poi rientrano, verso le 11, verso mezzogiorno, portando con sé dei sacchetti di polline ed è allora che ci fai caso perché l’occhio si sofferma su quel dettaglio. Ci sono api che portano dei sacchetti belli grossi e allora vuol dire che le famiglie stanno bene nel senso che la regina c’è e ha ricominciato a covare; se portano dei sacchetti belli grossi vuol dire anche che hanno bisogno di tanto polline, che la famiglia ha voglia di crescere, se gliene servisse di meno, visto che fuori è ancora freschetto, ne porterebbero di meno.
Il passo successivo è vedere com’è la covata, si valutano le scorte del miele e ci si aggiorna settimana dopo settimana sul come si sviluppa, come si ingrandisce la famiglia.
E come pensi di riuscirci? Hai mai visto lievitare il pane? È un’emozione vedere crescere le colonie di api. Apri il soffitto dell’arnia e vedi qualche ape che va su: all’inizio sono in poche, arrivano sì e no a coprire tre favi, mentre ne hanno sei, sette da riempire, ma poi le vedi lavorare e dopo una settimana ti accorgi che il glomere è un pochino aumentato, cominciano allora a esserci un pochino di api, è una crescita costante, la famiglia si gonfia proprio come la pasta del pane che lievita. Ne muoiono eh, ma ne nascono più di quante ne muoiano. La vita che nasce vince finalmente sul freddo dell’inverno”.