copertina i borghiapuani diMassa

Borghi Apuani di Massa, una montagna di itinerari
(Angela Maria Fruzzetti e  Marco Marando)
 
Il corso del Frigido rappresenta un itinerario che in breve distanza unisce luoghi molto lontani per situazioni ambientali, territoriali e di urbanizzazione. Dall’area costiera, vivace e affollata nel periodo estivo, seguendo il fiume lo sguardo raggiunge in un baleno le più elevate vette apuane, che dominano il territorio con i loro ambienti aspri e silenziosi, dove si sente ancora il fruscio dell’erba accarezzata dal vento, il richiamo della poiana o il verso chiassoso dei gracchi. 
Un territorio dai forti contrasti: dalla mondanità della riviera ai silenzi dei picchi rocciosi. La terra compresa fra questi due estremi è stata fino ad oggi ignorata dai flussi turistici. Eppure non c’è un angolo di questa terra che non presenti una chiesa, un palazzo, un manufatto, una “maestà” o uno scorcio panoramico meritevole di attenzione: questa guida si propone di valorizzare proprio “la terra di mezzo”. 
Il percorso che segue le acque del Frigido si snoda lungo una serie di paesi, ognuno con una storia da raccontare, ognuno dei quali rappresenta una mèta per una gradevole escursione, che potrà essere ancor più allietata dai gustosi prodotti della cucina locale tradizionale. La guida ci prende per mano e ci accompagna lungo il percorso, portandoci a scoprire le storie di chi, prima di noi, questi borghi li ha vissuti e plasmati, in un tempo tanto diverso da quello che stiamo vivendo. Passeggiando tra i vicoli possiamo notare quelle testimonianze del passato che, silenziose, raccontano da sempre le storie di questa terra. Completa il lavoro una minuziosa cartografia del territorio descritto attraverso la proposta di dieci itinerari, l’ultimo dei quali dal mare si snoda inizialmente lungo il Frigido, per salire poi tra le verdi colline: una vera sfida per dare finalmente concretezza al binomio mare-monti.
 
Ed. Parole Nuove Scarlino
 
 
Introduzione di Angela Maria Fruzzetti
 
Borghi apuani di Massa, una montagna di itinerari ha l’ambizione di offrire un valido e concreto aiuto a chi vuole scoprire l’entroterra massese, attraverso collina e montagna, in tutta la sua complessità. E lo fa proponendo testi e cartografie, aggiungendo interviste a personaggi che questo territorio lo hanno vissuto e che, attraverso i loro racconti (talvolta intrisi di battute dialettali) riescono a trasportare il lettore nel loro mondo e nel loro spazio. Questo libro propone un viaggio definito, ma che ha la capacità di aprirsi alla ricerca di nuove mete ancora da scoprire, non per questo meno ricche di fascino. Offre un ventaglio di opportunità e interessanti motivi di visita, partendo dalla ricchezza delle risorse naturali, le valenze ambientali, i prodotti enogastronomici, i beni architettonici e archeologici, le tradizioni e i saperi popolari, le sagre, le feste paesane e patronali, non trascurando l’aspetto religioso ben radicato nelle popolazioni locali. Un mondo pieno di fascino che rivela l’identità di un territorio semplice, che invita il visitatore ad apprezzarne peculiarità e differenze. Un territorio da proporre e da apprezzare, da vivere tutto l’anno per le sue tipicità: dalle tradizioni dell’Epifania alle usanze popolari legate alla Pasqua, per poi culminare nelle numerosissime feste e sagre durante i mesi estivi fino agli appuntamenti autunnali legati alla vendemmia, alla raccolta di funghi e castagne. Il clima particolarmente mite è favorevole a visite ed escursioni tutto l’anno. Da maggio a settembre le temperature sono eccellenti: in estate non è mai caldissimo in quanto la piacevole brezza marina rinfresca l’aria. E nemmeno gli inverni sono rigidissimi in quanto la catena delle Alpi Apuane fa da barriera alle gelide correnti del nord. Data la conformità del territorio, che dal livello del mare in poco spazio raggiunge quasi duemila metri di altitudine, esiste il rischio di piogge e temporali imprevisti. Ma anche questa è una tipicità, perché, come vedremo, è proprio la ricchezza delle acque la formula magica di questa terra.
Da sottolineare che il turismo in terra apuana si concentra quasi esclusivamente sulla costa ligure-alto tirrenica, un interesse più che giustificato ma che, a mio modesto giudizio, dovrebbe essere rivolto anche alla scoperta dello straordinario patrimonio naturale e culturale dell’entroterra. 
Da decenni, dalla bocca di personaggi politici che si sono succeduti, ho sentito pronunciare il loro impegno per far decollare il “binomio mare-monti”. Ma di strumenti concreti per dare gambe a questo progetto non se ne sono visti, se non qualche iniziativa sporadica e circoscritta. Non è mia intenzione rivolgere critiche a nessuno, non è con tale spirito che nasce questo lavoro piuttosto orientato a dare un contributo fattivo nel favorire una miglior conoscenza della Valle del Frigido, nel cuore delle Alpi Apuane, una catena spettacolare conosciuta al mondo per le sue risorse lapidee e non altrettanto per le sue bellezze ambientali. Ed è per questo motivo che oggi le Alpi Apuane ed i borghi che le costellano, sono un patrimonio da rispettare e salvaguardare.
Da tempo avevo a cuore questo progetto finalizzato a far conoscere i borghi montani del comune di Massa e i loro splendidi dintorni. Borghi verso cui, lo ammetto, nutro un amore incondizionato, al limite della contemplazione. Ma non saranno questi sentimenti l’effetto di una emozione di origine affettiva? È l’interrogativo che mi sono sempre posta. Questi monti, queste case, questo cielo, queste acque saranno davvero così sublimi come io li percepisco? La mia opinione non poteva certo bastarmi visto che in questa terra sono nata e cresciuta. E quasi avevo timore che l’esaltazione di tale bellezza potesse derivare dalla veemenza di un attaccamento (che mai reputo eccessivo) alle mie radici. Ho conosciuto Marco Marando, un valido esperto, a 360 gradi. Esperto nel settore del turismo, escursionista e per di più amante della montagna, con una debolezza verso le Apuane. Gli ho parlato dell’omaggio che avrei voluto fare alla mia terra e senza esitare, cogliendo nel suo sguardo interesse e stima verso l’argomento, ho chiesto il suo sostegno, proponendo di visitare i paesi con gruppi di escursionisti toscani e tirare le somme. Il punto di vista di persone non legate affettivamente a questi luoghi per me sarebbe stato determinante, sarebbe stata la riprova delle mie ragioni. Con mio grande piacere, ho scoperto che la stessa meraviglia ha contagiato pure Marco e il suo gruppo. Quanto basta per poter dire che non sono un’illusa, e che questo territorio ha potenzialità ambientali, naturalistiche, umane e culturali tali da sviluppare un turismo sostenibile, lontano da colate di cemento, città soffocate dallo smog e dall’inquinamento.
L’auspicio è che questo lavoro possa contagiare anche le pubbliche autorità e gli enti locali, affinché acquisiscano una maggior consapevolezza circa i beni ambientali e naturalistici da difendere e valorizzare. Maggior oculatezza, anche, verso le vicende attuali che riguardano questo comprensorio, per favorire un’alternativa di crescita volta allo sviluppo di un turismo che sappia coniugare compatibilità e sostenibilità ambientale.
Borghi apuani di Massa, una montagna di itinerari vuole essere un contributo per salvare le Apuane e i suoi borghi dall’insensibilità generale, scongiurandone il degrado ambientale e salvaguardando l’identità delle popolazioni locali.
Angela Maria Fruzzetti
 
Introduzione di Marco Marando
 
Quando Angela mi telefonò proponendomi di lavorare a “quattro mani” a questo progetto, mi sono sentito lusingato per la scelta e nel contempo ho accantonato in fretta il dubbio di non riuscire ad essere incisivo come lei, affermata giornalista pubblicista del quotidiano La Nazione, poetessa e sensibile scrittrice di libri sul territorio, spesso sulle tracce degli ultimi (persone, fabbriche, mestieri).
Il desiderio di ascoltare e fissare sulla carta stampata le ultime testimonianze di vita passata e molti dei mestieri oggi dimenticati, fanno parte dell’impronta antropologica che alimenta anche la mia sete di conoscenza riguardo alle Apuane, montagne che non posso fare a meno di fotografare con la mente ogniqualvolta esco di casa. A differenza di Angela non sono però …profeta in patria; vengo infatti da Livorno, città bagnata dal mare come Massa, ma distante dalle Apuane più di 80 Km, forse troppi per stabilire un rapporto intimistico con questi rilievi che… sanno di salmastro.
Ed è proprio questo particolare geografico che mi ha forse consentito di avvicinarmi quasi in punta di piedi al territorio apuano e di approfondirne la conoscenza con maggior distacco; motivo in più per non permettere che l’invito di Angela cadesse nel vuoto. Il binomio mare-monti, che sta alla base di questo progetto, mi ha infatti sempre stuzzicato e già in un mio precedente lavoro sulle Apuane avevo riproposto il breve sogno di Alemanno e Daniele Barsi, “inventori” del pallone aerostatico Rosetta, con il quale condurre i bagnanti dalle assolate spiagge della Versilia alla frescura dell’Albergo Alto Matanna, a circa mille metri di quota.
A partire dal mese di Luglio, dunque, proprio quando il sole cominciava a far sentire il caldo peso della sua corroborante energia, ho percorso in lungo e in largo ogni metro di territorio a cavallo del Frigido. Un’esperienza bellissima, durante la quale ho potuto constatare un dignitoso attaccamento dei suoi abitanti al territorio e il piacere di raccontare al forestiero di turno - in questo caso a me e al gruppo di amici che ha condiviso con me questo particolare viaggio - curiosità e caratteristiche del borgo, di cui andare fieri. Mi hanno colpito la spontaneità con la quale cercavano loro stessi di avvicinarsi a noi e di raccontarci cose che non conoscevamo o che comunque ci avrebbe fatto piacere ascoltare; nel corso delle numerose ricognizioni effettuate nella valle del Frigido e nelle aree vicine ciò è puntualmente accaduto, in unico grande abbraccio, a Canevara, Caglieglia, Casette, Forno, Casania, Guadine, Antona, ma, un po’ dappertutto, non sono mai mancati né preziosi consigli, quando andavamo a perlustrare zone in semi abbandono, né la gentilezza della popolazione nelle più svariate circostanze. Una volta, addirittura, hanno fatto ripulire con grande accuratezza un sentiero frequentato regolarmente fino a pochi anni fa, ma che col tempo era diventato impenetrabile! E la domenica successiva ci sono venuti incontro, sembrava ci aspettassero per comunicarci di aver provveduto, di aver realizzato quel loro piccolo miracolo per noi e per la loro terra natia, che merita di essere vista e apprezzata. Un gesto d’amore, quasi un ringraziamento per chi ha scelto la valle del Frigido quale teatro per le proprie escursioni estive.
Marco Marando